La mia esperienza “barbara” alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma

GNAM - La Galleria Nazionale d'Arte Moderna RomaLa nuova Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma

Alzi la mano chi, almeno una volta, non è inciampato in uno sbadiglio davanti a quell’anonima opera d’arte, allineata insieme a tante altre sulle pareti dei lunghi corridoi di un museo. 

Ma è anche vero che negli ultimi anni abbiamo assistito a sempre più numerosi e convincenti segnali, che ci parlavano di una volontà di cambiare l’esperienza museale, nel tentativo di renderla più coinvolgente. 

Oggi entrare in un museo vuol dire, sempre più spesso, raccogliere l’invito ad interagire. Grazie anche a nuove e vecchie tecnologie che hanno iniziato a far saltare argini e certezze. In spazi sempre più immersivi, con il passare degli anni abbiamo trovato prima audioguide e poi app, prima audiovisivi e poi interazioni con touchscreen. E che dire allora della realtà aumentata?

Ma che succede in particolare in quegli spazi più istituzionali, e quindi intoccabili, come le Gallerie?

Approfittando dell’iniziativa Domenica al museo ho visitato La Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Mossa soprattutto dalla curiosità dell’operato della nuova direttrice, Cristiana Collu, di cui in Rete si parla moltoNessuna brochure ad accogliermi ai nuovi desk. Nessuna mappa, di quelle che il più delle volte faccio fatica a decifrare. E, come se non bastasse, nessuna indicazione in stile “Inizio percorso”. La segnaletica, quella che più o meno appartiene al genere “Tu sei qui”, sparita. Perché?

logo_la_galleria_nazionale_arte_mderna_romaDal 21 giugno nella nuova Galleria Nazionale (che ha un nuovo logo e l’articolo determinativo per distinguerla da tutto il resto) i soliti riferimenti – cronologici, lineari, libreschi – sono saltati. Tutto è impostato seguendo un nuovo paradigma, che sembra aver preso spunto dalla Rete (e in Rete non serve nessuna mappa!), e dal quel sapere ipertestuale che da qualche lustro riscrive il nostro sguardo, le nostre esperienze e quindi i nostri saperi.

Già all’ingresso tutto appare familiarele opere sfoggiano una nuova relazione e nuovi accostamenti, che non seguono più il criterio temporale, cronologico, ma quello basato sulle affinità (tema, colore, soggetto) o sul contrasto. Al visitatore il compito di trovare le analogie, le corrispondenze, le uguaglianze. I link. A lui l’onore di riavvolgere il filo d’Arianna. E non mancano le sorprese, gli exploit, i colpi di scena: Ehi, guarda qui queste due opere! E sebbene si tratti più che mai di una esperienza soggettiva, personale, ci si sente come dentro una grande conversazione. L’ipertesto (e tutti i Social ce lo confermano) è diventato corale, collettivo, condiviso. E così l’esperienza museale, “confezionata” per essere navigata. Letteralmente.

Nella nuova Galleria ora si entra nello stesso modo in cui entriamo, attraverso il portone Google, nella Rete. Alle volte riemergiamo tenendo in mano quello che ci ha spinti nella ricerca. Altre volte con qualcosa di inaspettato.

Un allestimento (che potete vivere fino al 15 aprile 2018, poi si cambia), che anche senza mappe, cartine, briciole di pane temporali, più e meglio di altri ci indica la nostra posizione. E non con il solito e ordinato Tu sei qui. Evviva!

_i_barbari_saggio_sulla_mutazione_alessandro_bariccoDentro LA Galleria non c’è spazio per lo sbadiglio e neanche per le certezze date dalla struttura “libro”. E già sento i nostalgici: E la fatica nella costruzione della conoscenza? la fatica nella ricerca delle fonti? la costruzione di riferimenti storici? Oggi a guidarci è altro: la meraviglia che nasce dallo scorgere assonanze impensabili, nel saltare, anche in modo osè, da un’opera all’altra. Oggi è così che l’esperienza della conoscenza prende forma. Proprio come l’ha descritta Alessandro Baricco in uno dei suoi saggi:

Una specie di sensore che insegue il senso là dove è vivo in superficie, e lo segue ovunque nella geografia dell’esistente, temendo la profondità come un crepaccio che non porterebbe a nulla se non all’annientamento del movimento, e quindi della vita. Pensate che non sia faticosa una cosa del genere? Certo che lo è, ma di una fatica per cui i barbari sono costruiti: è un piacere, per loro. E’ una fatica facile. E’ la fatica in cui si sentono grandi, e sicuri di sé (pag. 125, Fandango libri, 2006).

E la nuova tecnologia allora? Direte voi. La più semplice: l’incontro tra il software, la nostra nuova forma mentis e l’hardware, il nuovo allestimento davanti ai nostri occhi. Un’opera immersiva, multimediale, interattiva, fruibile senza bisogno di nessun altro tipo di tecnologia, se non quella che nasce dal nostro “nuovo sguardo”.

Dopo questa recensione, che spero somigli il più possibile ad un elogio, vorrei chiudere con due piccole osservazioni:

– Bella la sensazione di spaesamento, ma forse anche per questo ho sentito la mancanza di alcune sedute, ideali per regalarsi momenti di contemplazione. Possibile? Sarebbe bello avere la possibilità di sedersi comodamente davanti ad un’opera, oppure al centro di una sala, anche per una visione d’insieme. 

– Quando sono andata pioveva. Il mio ombrello non è di quelli richiudibili e non entrava nel più grande degli armadietti. Nella mia stessa condizione anche molti altri visitatori. Soluzione?

*Foto di copertina:
Dettaglio a destra: Michele Cammarano, La battaglia di San Martino 1880 – 1883
Dettaglio a sinistra: Alberto Burri, Grande Rosso P. N. 18 – 1964

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  1. artedesign

    Ciao Cristina,
    sono stata alla “nuova” GNAM cioè La galleria nazionale (mi dispiace che abbia perso – d’arte moderna).
    Ti dico subito che sono entusiasta. Le ore passate all’interno sono state leggere. Spazi grandi, bianco e giusta “luce” (in tutti i sensi) tra un quadro e l’altro. Grandi vetrate con l’esterno che attira e il sole che crea giochi d’ombre allegri e seducenti. Sarà che ci sono andata con l’intento principale di scoprire il “nuovo luogo” e la sua capacità di essere attraversato. La collezione vale la pena di essere vista. I pannelli all’entrata che spiegano le scelte di Cristiana Collu li ho letti con piacere, velocemente. Le opere hanno la “didascalia” mancante della tecnica e delle dimensioni. Gravissimo errore. Delle due l’una, o non metti la didascalia oppure se la metti ci devono essere la tecnica e le dimensioni. A me dicono di più tecnica e dimensioni che il titolo. Anche chi fa illustrazione dovrebbe mettere la tecnica sulle pagine web del suo sito. Sarà che io mi chiedo sempre “come è stato fatto?” Questa è l’unica pecca. Per il resto non sono in grado di dare un “giudizio”. Comunque ci voglio tornare.

    Un abbraccio Cristina.
    Monica

  2. Cristina

    Ciao Monica, ops, non avevo notato questo dettaglio della didascalia (a dire il vero neanche i pannelli all’entrata!), chissà le ragioni.
    Ma anche io ci tornerò, un’esperienza che merita di essere ripetuta.
    A presto allora!

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