Che noia e che barba le presentazioni di libri

Stavo andando alla presentazione di un libro alla Feltrinelli di Roma e una volta dentro il vagone della metro che trovo?

– un teenager che ascoltava musica dal suo cellulare
– una donna sulla quarantina che leggeva un libro sul suo eReader
– un uomo sulla cinquantina che ammazzava il tempo con un sudoku, sempre sul cellulare.

Prima di scendere dalla metro mi sono fatta una domanda in stile Carrie: Ma oggi a che servono le presentazioni di libri?

Arrivata in libreria c’era aria di festa e gli uditori non mancavano. I nomi degli oratori erano altisonanti: Concita De Gregorio, Sandro Veronesi e il linguista Luca Serianni. Oltre all’autrice, Francesca Serafini, c’era anche un simpatico moderatore dell’Accademia degli scrausi, Giuseppe Antonelli, anche lui linguista (ho scoperto che ha scritto una cosa interessante davvero sulla lingua e sulla canzone italiana dal titolo Ma cosa vuoi che sia una canzone Mezzo secolo di italiano cantato. Il Mulino, 2010).

La presentazione, che è iniziata con gli ormai canonici 10′ di ritardo (i romani ormai si sono abituati a metterli sul conto considerato lo stato in cui è ridotto il servizio dei trasporti pubblici), si svolgeva in una sala che non era adatta, anzi, meglio, sconsigliata: situata nel piano seminterrato della Feltrinelli, è una sala suddivisa in due corsie grazie ad lungo tramezzo dove stanno arrampicati libri di arte e design. Alla fine di una delle due corsie la scrivania con l’autrice ed i suoi ospiti, alla fine dell’altra corsia invece un muro di libri (solo i fortunati della prima corsia vedevano in volto gli oratori). Ma non è finita qui. L’audio della sala era pessimo, complicato dal fruscio dell’aria condizionata che poi tanto condizionata non era e, per finire, l’attenzione di tutti gli intervenuti era interrotta spesso dal via vai dei commessi della libreria che venivano nella sala per prendere i libri: scusi, permesso, etc.

Ma a parte questi dettagli logistici che succedeva sul fronte dell’accoglienza? Niente di buono da dichiarare ahimè, visto che nessuno ha salutato le persone intervenute alla presentazione, nessuno si è scusato per il ritardo, tantomeno per la sistemazione casereccia che ha penalizzato un terzo della platea. E sui contenuti invece? Beh, si parlava di punteggiatura e non sono mancati riferimenti nostalgici ai bei tempi che furono, tipo “Ah, ai miei tempi la punteggiatura sì che era praticata correttamente!”. Ed anche “Non si va a lezione d’italiano su Twitter!”. E riferendosi ai nativi digitali: “Non sanno fare una ricerca in biblioteca!”. Insomma le solite cose da nostalgici della Stele di Rosetta.

Però delle cose nuove le ho imparate, la punteggiatura bianca ad esempio. Una volta tornata a casa ho fatto delle ricerche ed ho trovato anche Il romanzo in bianco e nero di Elisa Tonani (Franco Cesati Editore, 2010) che ho già messo tra le mie letture estive.

Tra gli oratori salverei solo il linguista ed il moderatore. Veronesi si è permesso commenti infelici sull’editor di Carver che a detta sua avrebbe fatto meglio a lasciare tutto com’era; certo, Carver quasi certamente avrebbe venduto meno copie e non sarebbe diventato famoso ma: “Ma chissenefrega del successo!” (sic).  E su Concita de Gregorio che dire? Il suo preambolo lungo e off topic sulla politica italiana è stato di una noia mortale. Si salva perché legge i quotidiani migliori ogni mattina: i suoi figli. Non a caso i suoi commenti più interessanti venivano proprio da lì (peccato che erano riciclati: li avevo già sentiti in una intervista televisiva qualche tempo fa).

Anche la discreta chiusura della presentazione, a cura dell’autrice (intervenuta solo in questa circostanza dopo circa 60 minuti), mi è piaciuta: è stata umana, simpatica ed umile. Però che te ne fai della ciliegina sulla torta se la torta non c’è? Insomma, visto come interagiamo oggi con il testo (cellulare, eReader, iPad, etc.) non sarà il caso di rivedere lo stile delle presentazioni che sembrano ferme ai tempi di quando scrivevamo con il calamaio? Oddio, somigliano così tanto al modello scolastico ottocentesco che in sintesi recitava: Fermi e silenzio, che ora vi istruisco io a voi poveri analfabeti che non siete altro! Come l’avrei organizzata io? Mah, intanto avrei coinvolto il pubblico e poi avrei fatto “parlare” di più il libro, che pare riporti delle originali e divertenti interpretazioni di punti e punti e virgola. Insomma c’era, eccome se c’era, materiale per una presentazione davvero piacevole.

Ah, sul libro non posso dire molto di più. Non l’ho letto e probabilmente non lo leggerò. Per una ragione: la punteggiatura mi interessa, e pure tanto, ma le strategie di pricing delle case editrici italiane non mi convincono proprio: il libro in questione costa € 15,00 (156 pagine), mentre l’e-book, udite udite, € 9,49. Fate un po’ voi… …

Info utili
Autrice Francesca Serafini
Titolo Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura
Casa editrice Laterza 
ISBN 9788858104651
Pagg. 156 
Prezzo € 15,00
Prezzo e-book  € 9,49

Dal sito Feltrinelli: un libro ingegnoso e divertente, una guida pratica in cui Francesca Serafini, attingendo al suo bagaglio da sceneggiatrice, ci insegna a utilizzare consapevolmente la punteggiatura.

(Fonte foto: http://www.ideare-casa.com/libreria-consigli-e-idee-per-comprare-e-organizzare-la-tua-libreria/)

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