Sui libri e la lettura

Anche se l’abitudine a leggere è dura a morire (checché ne dicano gli apocalittici), di certo non si può negare che sia cambiata (svelando anche risvolti artistici). La mia ad esempio negli ultimi anni si è innegabilmente trasformata.

Intanto è andato cambiando il ‘cosa’ leggo. Il giornale del mattino, ad esempio (mai lo stesso, sia chiaro), ha lasciato il posto ai relativi inserti (l’innamoramento più lungo è stato quello per il Domenicale de Il Sole 24 ore). Poi questi a loro volta sono stati sostituiti dalle relative versioni online, forse perché cresceva il desiderio di ‘freschezza’ della news, forse per comodità. Poi hanno iniziato ad incuriosirmi quotidiani alternativi, sempre online, perché la familiare carta iniziava ad essere un po’ scomoda (impossibile con lei il vitale “copiaincolla”). Poi è stata la volta delle giovani free press di cultura, cinema, eventi…

E poi è arrivato Facebook e tutto è diventato accessibile e condivisibile, ma anche piu divertente, auto-formazione compresa.

Ma con la carta il legame è indissolubile (per ora se non altro). Così oggi sono una fedelissima lettrice di qualche rivista cartacea come Italic (“32 pagine di informazione accurata, sintetica, ben scritta”) e Artribune (“qualcosa che sia al tempo stesso autorevole e amichevole (e pure antipatico). Immediato e accuratissimo. Nuovo e scafato”).

Ma non è solo il “cosa” ad essere cambiato in questi anni. Anche il “come” è andato modificandosi.

Incredibile ma vero ho smesso di raccogliere, ritagliare, conservare. Ora non sono più le mie scrivanie e neanche i miei cassetti ad esplodere di informazioni destinate ad impolverarsi, tocca al MacBook di turno fare il lavoro duro. Di archiviare atomi non se ne parla proprio. Solo bit, per carità!

E in fatto di stile di lettura poi si è verificata una vera e propria rivoluzione: è diventato veloce, anzi no, velocissimo, caratterizzato da una serie senza tregua di balzi. Altra rivoluzionaria novità, quel senso di colpa per non aver finito una pagina o un libro è praticamente sparito. Tutto somiglia molto di più ad un viaggio tra un’infinità di incipit, senza mai incontrare la parola “fine”. E questa bizzarra esperienza porta con sé un piacere tutto nuovo.

Contemporaneamente sono felice e soddisfatta per il ritmo di diffusione che hanno preso gli e-book. Li adoro, a pagamento o gratuiti, ricchi e colorati fanno la differenza, per me e per il mio lavoro.

Ma quando sono immersa nella vecchia modalità di lettura, e leggo il libro dall’inizio alla fine, senza saltare pagine e facendo il mio dovere di lettrice classica, anche in questo caso c’è un cambiamento da dichiarare, perché anche qui si è aggiunta una nuova abitudine: una volta finito il libro corro ad aggiornare la mia libreria su aNobii. Senza questo passaggio legato alla condivisione la vecchia esperienza di lettura mancherebbe di senso.

(Fonte foto: http://www.cosebellemagazine.it/2011/01/20/noi-siamo-abitati-da-libri-e-da-amici/)

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