Homo sapiens & Homo bambinus

Ieri ho visto la mostra Homo sapiens. Indubbiamente un bel progetto. È tempo che si formi un nuovo pensiero a riguardo ed è ora che le vecchie credenze lascino il posto alle nuove conoscenze (che dite, mandiamo in pensione il razzismo nel 2012?). 

Al Palazzo delle Esposizioni, location della mostra, insieme a me due adulti e due bambini: Gio’, 8 anni, che un po’ si è annoiato, e suo cugino, Michele, che di anni ne ha 10, a cui è toccata la stessa sorte. A rigor di cronaca va detto che gli altri due compagni di mostra, i due adulti, hanno apprezzato molto il tutto: l’allestimento, le aree tematiche, i pannelli descrittivi, la qualità scientifica dei testi, etc.

Perché questo divario? Vi dico la mia.

I due adulti, ancor prima di entrare, avevano scelto come chiave di lettura della mostra quella lineare, libresca, figlia di quella magica tecnologia del sapere che chiamiamo “libro”. Per loro fortuna la stessa che avevano usato gli autori della mostra. In poche parole il mio compagno e suo padre (under 50 il primo e over 80 il secondo), sono entrati nel libro-mostra (e nel farlo non hanno disdegnato le nuove forme del libro, le audioguide).

Io e i bambini invece abbiamo scelto, loro istintivamente io per partito preso, l’approccio immersivo, quello verso il quale i bambini di oggi sono irresistibilmente attratti, che non prevede la presenza di testo se non come una delle tante tecnologie possibili di conoscenza e in ogni caso nei limiti che vanno tra i 160 caratteri per un SMS e i 140 per Twitter ; )
Lo chiamano approccio immersivo e non prevede nessun adulto diligente che sta lì a spiegarti le cose. Insomma una vera pacchia.
Ma visto che la mostra era pensata, come dicevo prima, in forma di libro, qualche sbadiglio ha fatto da contrappunto durante la due orette di mostra.

L’ingresso alla mostra lasciava ben sperare già solo con il titolo: Immersione a Laetoli. Non sapevamo che saremmo tornati ad un approccio immersivo solo verso la fine della visita, circa un’ora dopo…. Provo a descrivervi l’installazione: una stanza con tre pareti vive e parlanti sopra le quali veniva proiettato in modalità loop un paesaggio di milioni di anni fa con una serie di avvenimenti metereologici suggestivi (il giorno, la notte, una terrible tempesta), c’era anche un vulcano in eruzione, degli animali che vivevano liberi nella natura. Il loop finiva con le impronte che ad un tratto comparivano sul sentiero. Le impronte dell’Homo sapiens. Il tutto era reso ancora più realistico e suggestivo dai suoni creati ad hoc che rimbombavano nella stanza.
E mentre i bambini venivano catturati da questo allestimento, gli adulti, spaesati e poco interessati all’esperienza, andavano oltre, in cerca di tranquillizzati pannelli ricchi di testo e spiegazioni. E da qui iniziavano a “leggere” la mostra.

Noi tre invece le stanze successive le abbiamo passate in rassegna velocemente, così velocemente che dopo poco ci siamo ritrovati nelle vicinanze della fine del percorso costretti ad aspettare i “grandi” che invece non volevano perdersi neanche un punto-e-virgola.

Tra le cose notate (ebbene sì, abbiamo saltato tutti i pannelli, tutte le teche e tutte le spiegazioni testuali, che, ne siamo certi, erano scritte benissimo) ci ricordiamo di aver provato un certo interesse per:

– la ricostruzione di una sepoltura con dentro un paio di scheletri, anch’essi ricostruiti, di nostri antenati;
– varie tipologie di selci che potevamo (udite udite!) toccare (qui c’era la ressa di bambini);
– il corpicino di un bambino antenato di circa 4 anni che dormiva rannicchiato (qui c’era un mucchietto di bambini curiosi che parlavano a voce bassa per timore di svegliarlo);
– la ricostruzione dell’antenato della tigre ( “Wow! Questa è quella de L’era glaciale!”).

L’approccio che abbiamo usato io e i bambini è lo stesso che hai quando vai al cinema. Non so voi ma io entro al cinema senza aver letto nulla del film, trama compresa (non intenzionalmente, se non altro). E men che mai le critiche. Posso conoscere il nome di qualche attore del cast, del regista, ma poco altro. Insomma non studio prima di andare a vedere un film. Dopo essermi assicurata la mia scorta di patatine e birra, sprofondo nella poltrona e mi lascio trascinare dentro la storia.
Però non sono sempre così brava, alle volte ad esempio divento insopportabile quando impongo la cultura lineare del libro a mio figlio. Una parte di me è rimasta convinta che quello che non viene letto non viene scoperto, capito, compreso e che prima di capire una cosa, devi averne prima imparata un’altra. Rigidità!
Ieri durante la mostra l’ho fatto un paio di volte. A mia discolpa dirò che ho riportato i bimbi al percorso lineare perché sapevo che una particolare cosa gli sarebbe interessata e che era colpa del sacrificato allestimento se era sfuggita ai loro occhi e alle loro orecchie (a pensarci bene internet gli aveva dato uno spazio e un’eco più dignitosi). Ci tenevo che ascoltassero la musica prodotta dal più antico strumento musicale conosciuto e ci tenevo che vedessero la fonte di quella musica realizzata con l’osso di un avvoltoio preistorico. Note di 35mila anni fa, mica bazzecole!

La mostra ha ripreso ad interessarli nel secondo grande ambiente, sempre al I piano: lì hanno avuto modo di godersi due piacevoli esperienze. Provo a descrivervi la prima: immaginate una stanza buia e sul pavimento, in circolo, dei grandi bottoni con le sagome di oggetti/animali, ad es. una banana, un albero, un lombrico, uno scimpanzé (vedi foto sopra) ed altri esseri viventi. Per azionarli bastava salirci sopra, come si fa quando si sale sulle bilance e poi, se rimanevi fermo per qualche secondo, sul soffitto appariva la percentuale di corrispondenza tra il DNA dell’homo sapiens e il resto… Erano entusiasti: e così mentre i “grandi” si stupivano che per fare un adulto fosse sufficiente il DNA di due banane (sic!), i bambini saltellavano da una parte all’altra super divertiti (Titolo allestimento: Parente di una banana).

Da non perdere: Il mondo in un giorno nella sezione finale “Tutti parenti, tutti differenti” (vedi foto sopra, fonte: http://www.homosapiens.net).

Buona mostra!

Info mostra
HOMO SAPIENS – La grande storia della diversità umana
Palazzo delle Esposizioni dall’
11 Novembre 2011 al 9 aprile 2012
Via Nazionale 194, 00184 Roma | info.pde@palaexpo.it
Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 – 20.00 | Venerdì, sabato: 10.00 – 22.30 | Domenica: 10.00 – 20.00 | Lunedì: chiuso

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